Lo spazio della politica e quello del potere
di Francesco Maranta, Responsabile Regionale Sanità Comunisti Italiani per il sito http://www.csicband.com

 

Le intercettazioni telefoniche tra un autorevole deputato e il manager di una ASL hanno aperto la discussione sul rapporto tra sanità e potere politico. Mi chiedo, c'era bisogno di intercettare qualcuno per sapere che la sanità, in Campania, ma non solo, è lottizzata? C'è qualche cittadino che non sa che nella nostra regione esistono primari senza reparto, nominati solo per ragioni politiche, manager divisi secondo il manuale Cencelli, che si sono aperte crisi politiche interminabili aventi ad oggetto assessorati alla sanità e relativi organigrammi delle ASL? Non credo proprio. Le barelle che ancora oggi affollano i corridoi di alcuni nostri ospedali testimoniano quanto siamo lontani da una sanità efficiente. La domanda non è dunque se, ma perché il nostro sistema sanitario vive un rapporto patologico con il potere politico? Provo a dare una risposta. La spesa sanitaria riguarda i tre quarti della spesa regionale. Sono migliaia di miliardi che si perdono in un vortici di interessi, lobby mediche, strutture private, cliniche che fanno capo da sempre alle stesse famiglie. Non ne beneficiano i cittadini, come qualità del servizio, né tanto meno i lavoratori della sanità, infermieri, tecnici di laboratorio, medici precari i cui contratti sono rinnovati di semestre in semestre. Questa precarietà, l'assenza di un piano ospedaliero, il mancato rispetto delle direttive del piano sanitario regionale, il potere smisurato di cui dispongono i manager delle ASL non sono casuali.
L'incertezza consente a pochi e noti di lucrare e speculare, letteralmente, sulla vita delle persone. La politica dovrebbe scrivere pubblicamente le linee programmatiche, gli obiettivi, le priorità, i manager dovrebbero essere esecutori indipendenti e autonomi, nel raggiungimento di obiettivi sui quali bisognerebbe ragionare. Non è stato così, né purtroppo il centrosinistra ha saputo modificare le logiche delle clientele e delle spartizioni. Ancora oggi raccogliamo l'eredità dei De Lorenzo, dei Mister Miliardo, in una regione il cui 16% della popolazione è affetto da epatiti dovute a trasfusioni di sangue infetto. Ancora oggi molti dei medici del 118 sono precari. Si è stato in grado di rompere questa tradizione nefasta? A parte rare eccezioni, direi di no. Anzi. Si spinge sempre di più sul terreno delle privatizzazioni, come nel tentativo fatto sulla Fondazione Pascale. Privatizzare la ricerca oncologica sarebbe stato un episodio gravissimo cui ci siamo opposti anima e corpo.

L'abbiamo impedito, ma per quanto tempo? Il potere politico nella sanità non individua un settore dello stato sociale, ma un mercato da spartire. Manager, scelti non per merito ma per tessera, spesso privi dei requisiti formali previsti dalla legge, consentono di dividere,nomine di primari, di assistenti, di assumere infermieri (precari), di dividere persino gli appalti di manutenzione delle strutture e delle ditte di pulizia. Potrei raccontare la mia esperienza di consigliere regionale, quella del mio partito, di come abbiamo resistito e ci siamo opposti a questo meccanismo, ma l'indecenza degli altri non deve essere per noi causa di vanto. I nomi dei partiti e degli esponenti che vivono di sanità è sotto gli occhi di tutti.
Dobbiamo, e nonostante tutto penso sia ancora possibile, costruire un servizio sanitario pubblico e efficiente. Per farlo è necessario che si scrivano regole chiare, che consentano di separare la fase di indirizzo politico da quella della gestione, fare in modo di procedure di selezione concorsuali, pubbliche, per titoli e merito, sbrogliare le oscure commistioni tra pubblico e privato. Ma soprattutto ci vuole una voce forte e chiara dei cittadini, delle associazioni, della società civile che dica che la sanità deve e può essere tanto pubblica quanto efficiente.